
SULLE TRACCE DEL LUPO:
Monitoraggio e convivenza tra uomo e natura nel territorio dei Monti Prenestini
Il lupo è un carnivoro che nel corso del XX secolo, ha subito la persecuzione diretta e la perdita di habitat, ciò ha portato la specie a estinguersi localmente nella maggior parte del paese e rimanere presente con un centinaio di individui in Centro e Sud Italia. Questo forte calo ha portato, negli anni Settanta, a un movimento ambientalista per la protezione della specie, con un Decreto Ministeriale che nel 1971 ne vietava la caccia, il disturbo e la cattura. La specie ha così potuto iniziare un processo spontaneo di crescita numerica e ricolonizzazione naturale della penisola. Oggi il lupo è tornato a essere diffuso su gran parte del territorio italiano, compresa la regione Lazio e zone montuose vicine a Roma come i Monti Prenestini. La sottospecie endemica presente in Italia è il lupo appenninico (Canis lupus italicus). Questo predatore svolge un ruolo ecologico fondamentale, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi attraverso la regolazione delle popolazioni di ungulati selvatici, come i cinghiali, sua prede d’elezione. Tuttavia, la sua presenza entra talvolta in conflitto con le attività umane, in particolare con la pastorizia.

Per questo motivo il monitoraggio della specie riveste un’importanza cruciale: consente di raccogliere dati utili alla gestione e alla mitigazione dei conflitti.
Poiché il lupo è un animale sociale, monitorare la sua presenza significa in realtà monitorare i branchi, ossia le unità familiari che costituiscono la base della sua organizzazione sociale.


Per studiare la presenza e il comportamento del lupo esistono diversi metodi di indagine. Negli ultimi anni si è affermato con successo il videotrappolaggio, una tecnica non invasiva che permette di documentare la fauna selvatica senza arrecare disturbo agli animali.
Questo metodo è stato scelto per rilevare i branchi presenti sui Monti Prenestini.
Le videotrappole sono state collocate all’interno di una griglia di campionamento regolare di 5x5km, con due dispositivi per cella, nei mesi primaverili. Le videotrappole sono state posizionate lungo punti di marcatura o di passaggio degli animali e attivate per funzionare dalle 18.00 alle 10.00 di mattina. Le riprese ottenute consentono di rilevare in primo luogo la presenza di branchi (ovvero gruppi di più di 2 individui), la presenza di coppie riproduttive (ovvero un maschio e una femmina che marcano insieme il territorio) ed eventuali caratteristiche distintive dei diversi lupi presenti, come cicatrici, ferite e altre caratteristiche corporee che possono condurre al riconoscimento di branchi e individui diversi
Oltre al lupo, le videotrappole hanno registrato la presenza di altre specie di interesse faunistico, tra cui gatto selvatico (Felis silvestris), capriolo (Capreolus capreolus), cervo (Cervus elaphus), cinghiale (Sus scrofa), martora (Martes martes) o faina (Martes foina), istrice (Hystrix cristata), volpe (Vulpes vulpes) e tasso (Meles meles).
Questi dati confermano la ricchezza e la diversità dell’ecosistema locale. Nei Monti Prenestini, la situazione del lupo rispecchia quella di molte altre aree dell’Appennino: la specie si organizza in branchi territoriali che si stabiliscono dove è disponibile una sufficiente quantità di risorse, mentre coppie di individui esplorano il territorio pronte a insediarsi in eventuali territori liberi.
Al momento, il numero massimo di branchi rilevati sui Monti Prenestini è di due, con però la presenza di coppie che sembrano tentare nuovi insediamenti territoriali. Sono stati inoltre documentati alcuni esemplari con le stesse caratteristiche nel corso del tempo dell’indagine, indicazione che ci permette di affermare che alcuni individui sono gli stessi per più anni.




La presenza del lupo rappresenta una sfida importante per un territorio in cui le attività pastorali costituiscono non solo una fonte di reddito, ma anche un elemento di identità culturale e tradizionale.
Tuttavia, questa sfida può trasformarsi in un'opportunità: promuovere la convivenza con il lupo significa non solo diffondere una cultura della prevenzione, attraverso l’uso di misure di protezione per greggi e mandrie, (come recinzioni elettrificate e cani da guardiania) ma anche diffondere una cultura della riscoperta del settore agro-pastorale delle piccole-medie aziende locali e dei loro prodotti tipici, troppo spesso schiacciati dalla competizione con le grandi produzioni.
La sfida da cogliere è dunque quella della rinnovazione e rivalutazione del settore zootecnico, rendendolo più sostenibile, resiliente e considerato. Garantire la sopravvivenza delle attività pastorali permette anche di mantenere gli habitat di prateria, fondamentali per molte altre specie, creando così una catena virtuosa che unisce la tutela della biodiversità alla continuità delle attività umane tradizionali.